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follow me - descrizione

Fuori dai tubi.

Importante sarebbe oggi pensare ad un approccio architettonico “nuovo”, capace ovvero di analizzare, comprendere, rivalutare e valorizzare quello che le nostre città hanno da comunicare.
Le nostre città parlano, sono gli stessi edifici che hanno da dire qualcosa, ma spesso noi architetti siamo sordi, ciechi, e andiamo contro a quello che dovrebbe essere il vero concetto di architettura...ovvero la responsabilità di proteggere l’esistente, mescolandolo con il nuovo, con le espressioni culturali e di pensiero caratterizzanti la nostra epoca.
Questa la linea di pensiero alla base dell’approccio architettonico del “progetto di ricerca” da noi elaborato relativo allo stabile “Ex-Upim”.
Tale metodologia presuppone una fase iniziale di ricerca, di scoperta, di ri-scoperta di un edificio che in molti sostengono brutto, “una ferita architettonica” per la nostra città, tralasciando quello che il palazzo rappresenta attraverso la sua architettura tipicamente “razionalista”.
Nella valutazione architettonica diverse sono le caratteristiche da prendere in esame per avere un quadro obiettivo ed il più veritiero possibile: il valore estetico è importante, ma non unico; non sono da trascurare anche gli aspetti storici ed emozionali.
Il palazzo dell’ex-Upim rappresenta per molti cuneesi un punto di riferimento e un ricordo di infanzia o della propria gioventù in quanto emblema simbolo di una tipologia di mercato a grande scala che si affacciava per la prima volta nel centro cittadino (il grande magazzino).
Nasconderlo, eliminarlo, antichizzarlo e banalizzarlo rappresenterebbero approcci di derisione e di scherno verso un palazzo che volente o nolente ha fatto e fa parte della nostra città e del nostro immaginario collettivo (…anche un edificio ha un’anima…).
La storia non si rappresenta solo con qualche cosa di “vecchio” o “antico”, ma anche attraverso espressioni culturali, artistiche ed architettoniche tipiche di un determinato momento storico.
Da qui l’idea cardine di “Follow Me”, un “progetto di ricerca” che pone alla base del suo pensiero quello del recupero e della valorizzazione. Attraverso una pelle “sensoriale”, realizzata con semplici tubi in pvc trasparenti (dal costo irrisorio), la facciata dell’edificio assume un volto nuovo, smaterializzandosi, alterandone la percezione senza comprometterla ed accentuandone la verticalità architettonica. Di notte, un gioco di luci, all’interno dei tubi, comandate inconsciamente da chi passeggia sotto il portico (attraverso un sistema domotico di captazione a raggi infrarossi) permette all’edificio di “parlare” e di diventare un nuovo simbolo per via Roma, quello che in gergo urbanistico viene indicato con il termine di “landmark”.
Attraverso questo intervento si sottolinea la capacità di far dialogare il “nuovo” con il “vecchio”, la pelle tecnologica, sensoriale, diventa un gioco, conferendo all’edificio una nuova immagine, mai banale, capace di mutare, senza dimenticarsi di ciò che nel tempo ha assunto “importanza” e “valore”.

Il palazzo Ex-Upim avrà finalmente la possibilità di “parlare”, infatti se nessuno si è mai reso conto che lo facesse, adesso lo potrà vedere con i propri occhi.

 
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